Il bosco, fonte di salute
“Moltissimi sono i ricordi di lunghe giornate passate nel bosco, anche a lavorare, ma dove si stava bene già solo alla vista degli alberi, e dove il loro profumo e quello dell’humus, insieme al contatto fisico con l’ambiente naturale, ti invitavano a guardare in alto, a pensare, a respirare a pieni polmoni. Stare bene. Considerazioni queste che, nella loro banalità, può fare chiunque animato da un minimo di buonsenso”; è Fabio Firenzuoli, Professore di Fitoterapia dell’Università di Firenze, che ricorda e scrive questo di sé.
E a proposito dello stare bene, sono senz'altro in pochi a sapere che l’uso terapeutico della foresta è una disciplina nata in Giappone più di 40 anni fa, e oggi è in espansione in tutto il mondo: una pratica che ha generato un modo insolito di frequentare l’ambiente boschivo, e presentata col titolo “i bagni di foresta”. In Italia questa attività viene studiata, da alcuni anni, con risultati sorprendenti, dall’Istituto per la BioEconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe) e che ha dato vita ai protocolli della terapia forestale, inclusi poi nel programma delle medicine complementari del Servizio Sanitario Regionale della Toscana, primo caso in Italia. Nel concreto si è scoperto che passare del tempo in boschi e parchi aiuta le difese immunitarie, riduce lo stress, diminuisce la pressione sanguigna, migliora lo stato d’animo e induce il rilassamento. Ossia, trascorrere almeno 120 minuti alla settimana in natura, anche non consecutivamente, è un sostegno efficace per la buona salute, indipendentemente dalle caratteristiche dei soggetti, inclusi gli anziani e coloro che sono affetti da patologie croniche. In poche parole, va riconosciuto che gli ecosistemi boschivi forniscono una sorta di servizio sanitario all’aperto, in grado di offrire diverse prestazioni utili al miglioramento della salute mentale e della salute fisica, sia in termini preventivi che terapeutici.
E alla fine, un ultimo sapere: quando un falegname entra in un bosco non vede le stesse cose che vede il poeta.